Domani la Turchia andrà al voto e non è una tornata elettorale qualsiasi perché il rischio che uno dei più importanti Paesi dello scacchiere mediorientale si trasformi definitivamente in un regime islamico è molto forte.

Fino a pochi mesi fa il consenso di cui godeva Recep Tayyip Erdogan era tale che nessuno poteva pensare di poterlo contrastare. Ma il progressivo peggioramento delle condizioni economiche della Turchia, la continua e inarrestabile svalutazione della Lira Turca, l’inflazione in costante crescita che intacca sensibilmente il potere di acquisto della classe media, hanno stravolto i piani del dittatore turco che potrebbe non riuscire a passare al primo turno e potrebbe ritrovarsi al ballottaggio con quello che appare lo sfidante più forte dei cinque che si contrappongono ad Erdogan, il laico Muharrem Ince, dato in costante crescita dai sondaggi.

La «cultura del nemico» non paga più

La cultura del nemico, cioè quel tipo di politica che ottiene consenso dall’individuazione volta per volta di un nemico che a seconda delle circostanze viene descritto come un “pericolo mortale”, una politica ampiamente usata da Erdogan come da un po’ tutti i nazionalisti del mondo, in Turchia sembra non pagare più come prima, specie di fronte a una crisi economica che rischia di trascinare il paese in un baratro di povertà senza precedenti.

In Italia la definirebbero una “politica populista” che in Turchia il dittatore Erdogan ha portato ai massimi livelli con migliaia di arresti degli oppositori, operazioni militari contro i curdi in Siria e in Iraq, l’arresto dei giornalisti ostili al regime e altre misure che negli ultimi mesi hanno concretamente limitato le libertà civili in Turchia e che unite alla crisi economica galoppante hanno spinto molti turchi a guardare alle alternative.

I sondaggi dicono che oggi una buona parte del popolo turco è molto più attenta alle questioni economiche piuttosto che alle paranoie del dittatore, è più attenta alla qualità della vita che alle mire islamiste da Califfo di Erdogan.

Quindi Erdogan rischia?

Probabilmente no, Erdogan non rischia di non essere rieletto. La potentissima Fratellanza Musulmana lo sostiene e anche ieri ha lanciato un appello indirizzato a tutti i “buoni musulmani” affinché sostengano Erdogan. Tuttavia il dittatore turco rischia oltre che di andare al ballottaggio, il che sarebbe già uno schiaffo, di non avere la maggioranza assoluta in parlamento, una maggioranza che gli permetterebbe di trasformare definitivamente la Turchia nell’ennesimo regime islamico in Medio Oriente. Basterebbe che il partito curdo superasse la soglia di sbarramento del 10% e che, come dicono i sondaggi, Muharrem Ince trascini Erdogan al ballottaggio per indebolire sensibilmente il potere del califfo turco anche in caso di rielezione.

Fino a qualche settimana fa tutto questo era impensabile, oggi non più proprio perché molti turchi hanno capito che la «politica del nemico» altro non è che una enorme cortina fumogena creata ad arte per nascondere i veri problemi del Paese. Chissà che la Turchia per una volta non possa fare scuola anche per l’occidente.

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