Sono 365 le donne uccise in Turchia nei primi 11 mesi del 2017. A denunciarlo è un rapporto del gruppo per la difesa delle donne “We Will Stop Femicide”.

Secondo il rapporto il 15% dei femminicidi è dovuto all’intenzione della vittima di divorziare dall’uomo con il quale era sposata che poi è diventato il suo carnefice, l’11% è stato ucciso invece perché volevano “prendere decisioni sulla propria vita in modo indipendente”, 4% delle donne è stato ucciso per aver rifiutato di riconciliarsi con l’uomo da cui si era separata, sempre il 4% è stato ucciso per “pareri discordanti con il marito in merito ai figli”, il 7% è stato ucciso a causa di “disaccordi con il marito per ragioni finanziarie”. Percentuali più piccole per altre ragioni tutte però legate a forme di ribellione verso gli uomini.

Il 75% delle donne uccise in Turchia aveva una età compresa tra i 25 e i 35 anni, l’età cioè dove la percentuale di divorzi è più alta. Circa il 26% delle donne sono state uccise dai loro mariti, il 14% dai loro padri, l’11% dai loro fidanzati, il 7% dagli uomini con cui avevano avuto un rapporto precedentemente e poi interrotto, l’8% dai loro figli, il 4% dai loro parenti e il 4% dai loro ex mariti.

I difensori per i Diritti delle donne hanno fatto notare come con l’avanzare dell’islamismo in Turchia siano anche aumentati i casi di femminicidio. Nel 2016 (tutti e 12 i mesi) erano stati 328.

A questi numeri andrebbero poi aggiunti i casi di induzione al suicidio, specialmente nei casi di donne che hanno subito violenza sessuale le quali nella maggioranza dei casi vengono abbandonate dalla famiglia e dai mariti, vengono colpevolizzate fino a spingerle al suicidio.

Aumentati di molto anche i casi di molestie sessuali e di violenze sessuali vere e proprie le quali spesso non vengono nemmeno denunciate dalle vittime proprio per la paura di essere colpevolizzate.

Le associazioni per la Difesa dei Diritti delle donne in Turchia denunciano anche un significativo aumento delle violenze domestiche e delle imposizioni per quanto riguarda l’abbigliamento. Anche nelle grandi città le donne che non girano con il capo coperto vengono sempre più spesso attaccate e insultate per strada. Una situazione che, spiegano le associazioni, è purtroppo destinata a peggiorare.

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