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Oggi il Presidente americano, Donald Trump, e quello russo, Vladimir Putin, si incontreranno a Helsinki, in Finlandia, per quello che è il primo vertice diretto tra i due più potenti leader mondiali.

Tra le tante cose che li dividono ci sono alcune idee e obiettivi che invece li accomunano, primo tra tutti la volontà di disgregare l’Europa vista da ambedue come un nemico da combattere e abbattere.

Molto interessante a tal proposito l’editoriale di Adriana Castagnoli su Il Sole 24 ore del 13 luglio scorso. La Castagnoli si chiede se «si assisterà a ciò che una volta era l’impensabile ossia che al summit di Helsinki, il 16 luglio, Donald Trump tratterà il rivale russo Vladimir Putin meglio degli alleati europei».

E’ una ipotesi più che plausibile e non solo perché Trump ha più volte manifestato la sua ammirazione per Putin, ma perché ambedue i leader vedono l’Unione Europea come un ostacolo alla loro politica economica e militare.

Come ha giustamente ricordato la Castagnoli, Trump ha più volte affermato che l’Unione Europea «è stata creata unicamente per sfruttare gli Stati Uniti». E’ una affermazione molto forte (e falsa) che sin dall’inizio ha condizionato tutta la politica economica del Presidente Trump portando gli Stati Uniti in rotta di collisione con gli alleati europei.

Trump ha scompigliato la scena europea per fiaccare gli alleati. I durissimi attacchi alla Germania al vertice di Bruxelles dimostrano che questa amministrazione agisce per destabilizzare le basi di fiducia reciproca. E ciò nonostante l’impegno degli europei ad aumentare le spese per la difesa e il documento congiunto Nato che ribadisce il principio core dell’Alleanza (Adriana Castagnoli su il Sole 24 ore)

La «eurominaccia» accomuna quindi Putin e Trump i quali possono trovare nei nuovi governi sovranisti europei un alleato non da poco, governi che puntano pure loro alla disgregazione europea anche se per motivi diversi rispetto ai due maggiori leader mondiali, ma che diventano immancabilmente funzionali ai loro obiettivi.

Un rischio da non sottovalutare

Il rischio che Putin e Trump facciano comunella contro l’Unione Europea usando anche i nuovi governi sovranisti come testa d’ariete contro Bruxelles è quindi molto concreto ed è un rischio mortale da non sottovalutare. Purtroppo l’Europa non solo non ha una politica estera comune, ma al vertice del cosiddetto “ministero degli esteri europeo” ha una persona totalmente inadeguata (Federica Mogherini) davvero non in grado di contrastare una eventuale “politica ostile” implementata dalle due superpotenze né di predisporre un piano d’emergenza europeo.

E’ il prezzo che l’Europa paga per decenni e decenni di divisioni interne che non hanno permesso una seria riforma della UE, a partire da una vera costituzione europea fino alla creazione di un esercito europeo, per finire con la formazione di un organismo veramente in grado di fare politica estera per l’intera Unione Europea. Ogni Paese dell’Unione ha una propria politica estera finalizzata ai propri interessi. E’ una Europa incompleta e per questo estremamente vulnerabile.

Non tutto il male vien per nuocere

Ma se da questo rischio effettivo l’Unione Europea prendesse consapevolezza delle cose sulle quali intervenire, in maniera tempestiva, allora non tutto il male verrebbe per nuocere. L’Unione Europea è veramente a un bivio, con potenti nemici all’esterno e importanti nemici all’interno che ne bramano la disgregazione partendo da quella della moneta unica.

Non è più il momento di stare a dormire sugli allori di quanto fatto di buono dalla UE in questi decenni. I nemici esterni ed interni sono pronti a sfruttare le mancanze di un sistema chiaramente obsoleto e sotto certi aspetti molto debole. Una seria riforma della UE non può più essere rimandata.

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