Esercito israeliano in evoluzione. E’ passata quasi in sordina la decisione del Ministro della Difesa, Avidgor Lieberman, di costituire una “divisione missilistica” quasi prettamente offensiva dotata di missile superficie-superficie a medio/lungo raggio di altissima precisione.

E’ un cambiamento epocale per l’esercito israeliano perché se fino ad oggi il settore missilistico di Gerusalemme era concentrato unicamente su sistemi difensivi, affidando una eventuale azione di offesa in territorio nemico unicamente all’aviazione, da oggi è in costruzione un sistema missilistico di offesa che secondo le intenzioni di Lieberman sarà in grado di colpire obiettivi nemici a oltre 300 Km con estrema precisione.

La decisione è stata presa lo scorso 4 gennaio 2018 anche se è stata resa nota solo pochi giorni fa. Il piano prevede la costruzione di un arsenale di missili superficie-superficie a medio raggio entro il 2020 per il quale il Ministero della Difesa ha già stanziato 500 milioni di shekel (circa 145 milioni di dollari).

Perché è una rivoluzione? Esercito israeliano in evoluzione?

La decisione di Lieberman è a suo modo rivoluzionaria perché introduce il concetto di offesa e di primo strike, che non è certo un concetto sconosciuto all’esercito israeliano ma che fino ad oggi era stato usato comunque in configurazione difensiva, cioè come mezzo per prevenire attacchi contro Israele o per impedire a potenze straniere di armare i nemici di Israele. E se fino ad oggi era stata usata solo l’aviazione per questo tipo di operazioni, quando la divisione missilistica sarà pienamente operativa Israele sarà in grado di colpire con estrema precisione obiettivi in un raggio di 300 Km senza rischiare i propri caccia.

Una decisione su cui si discute da molti anni

Il Ministro della Difesa, Avidgor Lieberman, con il Capo di Stato maggiore, Gen. Gadi Eisenkot

Sono decenni che i militari israeliani dibattono sulla necessità che lo Stato Ebraico si doti di una sistema missilistico offensivo, ma fino ad oggi tutta la ricerca si è concentrata unicamente su sistemi difensivi quali Iron Dome, Arrow e David Sling (fionda di David). Secondo Lieberman, che ha trovato nel Capo di Stato maggiore, Gen. Gadi Eisenkot, un forte alleato, è arrivato il momento per l’IDF di dotarsi di un sistemo missilistico offensivo.

Il piano di Lieberman prevede una prima fase durante la quale verranno costruiti missili terra-terra con una portata di 150 Km che dovranno essere gestiti dalle forze di terra ma che potranno essere montati anche sulle corvette di classe Sa’ar. A fornire questo primo arsenale missilistico potrebbe essere la Israel Military Industries (IMI) che già costruisce missili simili per altri eserciti e che dota l’IDF del sistema EXTRA, un sistema di per se già offensivo montato anche sulle navi con il nome di TRIGON, ma che secondo Lieberman non è sufficientemente preciso ma soprattutto ha una gittata troppo corta. Liebermen punta in una seconda fase a mettere sotto tiro obiettivi in un raggio di almeno 300 Km con missili simili ai Predator Hawk, sempre prodotti dalla IMI. Ed è questa seconda fase che rappresenta la vera rivoluzione.

Il costo di tutta l’operazione dovrebbe aggirarsi intorno a sette miliardi di shekel (circa 1,9 miliardi di dollari) distribuiti in un decennio. Ma secondo gli esperti se l’arsenale dovrà essere sufficiente per affrontare una lunga guerra la spesa sarà molto superiore.

Una prima risposta (forse tardiva) ai missili iraniani

La costituzione di una divisione missilistica dell’esercito israeliano è una prima risposta al programma missilistico iraniano che sotto certi aspetti è molto avanzato, ma soprattutto è un adeguamento alle nuove necessità belliche. L’Iran si è evoluto moltissimo in questo settore riuscendo a trasformare missili “stupidi” in missili “intelligenti” in grado di colpire obiettivi a media/lunga distanza con estrema precisione sopperendo così alla sua inferiorità nel settore dell’aviazione, il tutto grazie a un piccolo kit di navigazione studiato a Teheran che ha trasformato i vettori iraniani in armi di estrema precisione. L’intelligence del IDF stima che questo kit sia stato montato su buona parte dei missili attualmente in mano a Hezbollah rendendoli quindi estremamente pericolosi per Israele. Ma visti i tempi previsti per la piena operatività della divisione missilistica dell’esercito israeliano, la risposta appare quantomeno tardiva anche se, come detto, rappresenta senza dubbio una rivoluzione.

Scritto da Sarah G. Frankl per Rights Reporter

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