pericolo iraniano

Se oggi c’è un cosa certa nella complicatissima politica mediorientale è che americani e israeliani (unitamente ai sauditi) pensano che l’Iran voglia diventare la potenza egemone in Medio Oriente e che per questo motivo sia il pericolo più grande per la pace regionale.

E sulla carta hanno tutte le ragioni per pensarlo. Tutta la politica estera di Teheran è basata sull’espansionismo e sulla interferenza attraverso proxy, quali Hezbollah in Libano, le milizie sciite in Iraq, i ribelli Huthi in Yemen e recentemente Hamas a Gaza. Non passa giorno che qualche politico o militare iraniano non minacci di distruggere Israele. In Siria gli iraniani sono ormai stanziali, anche se con un piccolo contingente, e fanno di tutto per armare gli Hezbollah.

Quindi, come si può facilmente dedurre da questo breve “riassunto” i timori americani e israeliani non sono affatto campati in aria.

Tuttavia c’è chi mette in dubbio la reale possibilità per l’Iran di puntare a un ruolo egemone in Medio Oriente. Per esempio, Stephen M. Walt, editorialista di punta di FP, scrive che:

«L’Iran al momento manca del potere necessario che uno stato avrebbe bisogno di avere per dominare il vasto e profondo insieme di paesi del Medio Oriente».

E poi passa a spiegare perché secondo lui l’Iran non ha questo potere:

«Secondo l’Istituto internazionale di studi strategici, l’Iran ha una popolazione di circa 83 milioni di persone; a partire dal 2016, il suo PIL era più di 400 miliardi di dollari; il suo budget annuale per la difesa è di quasi 16 miliardi di dollari. La sua forza militare totale (compreso il Corpo della Guardia rivoluzionaria islamica, o IRGC) è composta da circa 520.000 soldati, di sottopagati e male addestrati. Molti dei suoi carri armati, aerei e altri importanti sistemi d’arma risalgono all’epoca di Shah Mohammed Reza Pahlavi e sono in condizioni quasi disastrose. Come ha affermato l’analista veterano della difesa Anthony Cordesman nel 2010, “l’esercito convenzionale iraniano è fortemente limitato, basandosi pesantemente su armi obsolete e di scarsa qualità.»

Poi il buon Stephen M. Walt prosegue spiegando ancora più nel dettaglio perché non ritiene che l’Iran sia un pericolo e che possa diventare una potenza egemone in Medio Oriente e scrive che:

«Al contrario, Egitto, Israele, Arabia Saudita, Giordania e Emirati Arabi Uniti hanno una popolazione complessiva di oltre 100 milioni e un PIL combinato di oltre 1 trilione di dollari – circa il quadruplo di quello dell’Iran. La loro spesa per la difesa combinata è almeno cinque volte maggiore di quella dell’Iran. Questi stati possiedono alcune delle armi più sofisticate che il denaro può comprare, compresi i carri armati Abrams e gli aerei F-15, e Israele ha armi nucleari. Nell’improbabile eventualità che l’Iran li abbia mai attaccati, potrebbero anche contare sul sostegno dei potentissimi Stati Uniti. Date le forze molto più potenti schierate in campo contro l’Iran, non c’è nessuna ragione di affermare che Teheran è sull’orlo dell’egemonia regionale».

Allora, vista così viene il dubbio che il famoso editorialista americano qualche ragione ce l’abbia. Effettivamente l’esercito convenzionale iraniano è malmesso, le armi in possesso di Teheran, specie l’aviazione, non è di quelle che potrebbero pretendere di scontrarsi con aviazioni altamente all’avanguardia come quella israeliana. Verrebbero spazzati via in pochi minuti.

Ma è tutto così semplice? Lo sarebbe in un conflitto tradizionale. Ma quelli che si stanno combattendo oggi in Medio Oriente non sono conflitti convenzionali, sono conflitti asimmetrici. Se c’è una cosa che ISIS ci ha insegnato è che attraverso una guerra asimmetrica una forza palesemente più debole può prevalere, anche velocemente, su eserciti più numerosi e meglio armati.

A questo va aggiunto che in Iran non sono del tutto sprovvisti di armi all’avanguardia, a partire dai missili balistici, dai sistemi di difesa S-300, dai nuovissimi e moderni carri armati “Karrar”, fino ai piccoli sottomarini in grado di infiltrarsi praticamente ovunque (e questo solo per citarne alcuni).

Sia ben chiaro, a livello di potenza militare intesa come potenza delle armi e addestramento degli eserciti nessuno è superiore a Israele, ma come detto le guerre in Medio Oriente sono asimmetriche e a volte più simili a “guerriglia” dove per esempio l’uso della popolazione quale scudo umano per limitare le azioni aeree viene usato in maniera sistematica dai vari gruppi combattenti. Un esempio eclatante ne sono le guerre combattute da Israele contro Hamas a Gaza o l’ultima guerra combattuta sempre da Israele in Libano dove gli Hezbollah riuscirono a limitare la soverchiante supremazia aerea israeliana posizionando i loro centri di comando e le loro basi proprio in mezzo ai centri abitati. Se gli israeliani avessero usato la loro potenza aerea per distruggerli lo avrebbero potuto fare con facilità, ma vi rinunciarono per evitare migliaia di morti civili. E pagarono cara questa decisione.

Non è quindi la minore potenza militare di Teheran a rendere meno pericolosa la minaccia iraniana, anzi, sotto certi aspetti la rende addirittura più “subdolamente pericolosa” perché quella minore potenza militare viene compensata dalla amoralità della guerra asimmetrica, dall’uso sistematico di proxy, che poi sono veri e propri gruppi terroristici, dalla scaltrezza di aver posizionato centinaia di migliaia di missili in Libano puntati sulle città israeliane, cioè sui civili.

E’ questa la differenza tra l’Iran e Israele o gli Stati Uniti. Gli iraniani e i loro proxy non si fanno scrupolo di attaccare i civili, anzi, usano questa minaccia proprio per tenere a freno le possibili (e giuste) reazioni israeliane alle loro minacce. Ed è proprio questo che compensa la differenza di tecnologia militare e che fino ad oggi ha permesso a Teheran di portare avanti una politica molto aggressiva in Medio Oriente, tanto aggressiva da far dire che cerca di diventare egemone, tanto aggressiva e subdola da aver portato l’Iran a controllare da remoto il Libano, la Siria e l’Iraq.

E’ quindi ingenuo, forse persino volutamente politicamente indirizzato, da parte di Stephen M. Walt cercare di sminuire il pericolo iraniano. E’ una difesa irrealistica del pensiero obamiano che voleva proprio sminuire il pericolo iraniano tanto da firmare con Teheran una accordo sul nucleare che nei fatti tra pochi anni permetterà a Teheran di compensare anche quel gap teclogico-militare tanto sbandierato dall’analista amico di Obama.

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