Da ieri l’Egitto ha interrotto le forniture di gasolio alla Striscia di Gaza, gasolio destinato alla centrale elettrica che quindi da oggi potrà erogare l’energia elettrica per sole tre ore al giorno.

Al di la di quello che vanno dicendo sui social media alcuni “informatori” che fanno girare video e immagini di qualche anno fa, la situazione umanitaria nella Striscia di Gaza è una vera bomba a orologeria che per esempio il COGAT non sottovaluta affatto, tanto che proprio ieri sera il capo del COGAT, il generale Yoav Mordechai, si è visto costretto a chiedere una riunione di emergenza con il primo ministro palestinese Rami Hamdallah e l’inviato ONU in Medio Oriente, Nickolay Mladenov, per vedere come fare per non spingere la situazione fino a un punto di rottura che avvantaggerebbe solo Hamas e gli alleati iraniani.

Qualche giorno fa Israele ha chiesto a gran voce alla comunità internazionale di assumersi le proprie responsabilità in merito alla drammatica situazione umanitaria all’interno della Striscia di Gaza. A Gerusalemme pensano che Hamas voglia usare detta situazione per portare la popolazione all’esasperazione e quindi provocare l’apertura di un fronte sud che favorirebbe di molto i piani iraniani.

Ad Hamas non interessa la situazione della popolazione

Due giorni fa il Qatar e gli Emirati Arabi Uniti hanno donato denaro per installare una serie di generatori negli ospedali della Striscia di Gaza in modo da sopperire in qualche modo alla mancanza di energia elettrica, ma a parte la mancanza di gasolio (aggravata dalla decisione dell’Egitto di cui si parlava sopra) negli ospedali di Gaza manca quasi tutto, compresi i medicinali, e non certo perché gli aiuti non vengono inviati quanto piuttosto perché è Hamas che controlla tutto e pure per i medicinali – donati dalla comunità internazionale – ha attivato un mercato nero parallelo che di fatto impedisce alla maggioranza della popolazioni di potervi accedere quando invece dovrebbe potervi accedere senza problemi dato che si tratta di donazioni per di più indispensabili.

Ma non è una novità che ad Hamas non interessi la situazione della popolazione. Secondo il Ministero della Difesa israeliano nel 2017 Hamas ha speso oltre 260 milioni di dollari solo per scavare tunnel ai quali si vanno ad aggiungere oltre 100 milioni di dollari provenienti dall’Iran usati per l’acquisto di missili o componenti utili alla loro costruzione. Non un solo dollaro è stato speso per far fronte alla gravissima crisi infrastrutturale che attanaglia la Striscia di Gaza né ad alleviare la gravissima crisi umanitaria. Hamas tiene la popolazione nella miseria più assoluta in modo da incolpare Israele e provocare altro odio, odio che serve a giustificare un conflitto. A Gaza non sanno che la causa principale delle loro situazione sono le sanzioni imposte ad Hamas dalla Autorità Palestinese (ANP), cioè da Abu Mazen, sanzioni imposte a causa del mancato raggiungimento di un accordo tra Hamas e Fatah. Nella Striscia di Gaza sono quasi tutti convinti che la colpa della loro situazione dipenda da Israele quando invece l’unico che continua a far entrare ogni giorno tonnellate e tonnellate aiuti umanitari è proprio lo Stato Ebraico tanto che gli unici ad aver presentato un piano per fare uscire la Striscia di Gaza dalla attuale situazione è stato proprio Israele.

Con Hamas nessun piano è possibile

Ma con Hamas che controlla la Striscia di Gaza nessun piano di aiuto d’emergenza è possibile, tanto meno piani a medio e lungo termine. Ogni dollaro che arriva nella Striscia di Gaza viene usato da Hamas per i loro scopi bellici e non per la popolazione. Hamas controlla anche la UNRWA (quasi tutti i dipendenti della UNRWA fanno parte di Hamas) per cui nemmeno attraverso la controversa agenzia ONU per i palestinesi è possibile intervenire.

L’unica soluzione è quindi quella di liberare la Striscia di Gaza da Hamas. Ma a Gerusalemme non vogliono questo problema, non vogliono tornare a Gaza dopo averla lasciata nel 2005. Il problema è quindi della comunità internazionale che però non intende fare nulla. In fondo fa comodo a tutti che gli abitanti di Gaza se la prendano con Israele per la loro drammatica situazione. Hamas non è quindi funzionale solo all’Iran ma anche a una buona parte della comunità internazionale colpevolmente responsabile per aver donato miliardi di dollari a pioggia senza verificare che venissero spesi per lo sviluppo di Gaza e non per il riarmo di Hamas.

Come se ne esce? Difficile da dire. Al momento, stante l’immobilità internazionale nei confronti di Hamas, la popolazione di Gaza è costretta a rimanere sotto la tagliola dei tagliagole barbuti, costretta a vivere con sole tre ore di energia elettrica al giorno (garantiti per altro da Israele), senza medicinali, senza acqua potabile (il desalinatore di Gaza è stato finanziato per ben tre volte dalla UE ma ancora non esiste) e con gli alimentari razionati o reperibili solo al mercato nero gestito sempre da Hamas. Anche il piano proposto da Israele (che vale un miliardo di dollari) non può partire con i terroristi che controllano il territorio.

Ed è a questo punto che dovrebbe entrare in gioco la diplomazia europea, cioè Federica Mogherini, proponendosi come negoziatore tra i Paesi arabi, l’Autorità Palestinese e Hamas. Ma la Mogherini è troppo impegnata ad amoreggiare con gli Ayatollah iraniani, primi beneficiari indiretti di questa situazione, per proporsi come negoziatore. E poi è troppo facile (e utile) incolpare Israele della situazione, per cui nemmeno si fa sentire.

Invece negoziare dovrebbe essere proprio il suo lavoro, sempre ammesso che voglia veramente aiutare la popolazione della Striscia di Gaza e non usarla allo stesso modo di Hamas.

Articolo scritto da Antonio M. Suarez per Rights Reporter

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