Una famosa pubblicità recitava: «ti piace vincere facile». Ecco spiegata in quattro parole la storia politica attuale di questo nostro Paese.

M5S e Lega non hanno alcuna opposizione, anzi, gli unici a farsi opposizione l’un l’altro solo proprio loro. Ma attenti, non manca l’opposizione in quanto tale che anche se non può far niente in Parlamento, quantomeno vocifera e borbotta anche se lo potrebbe far meglio. NO, manca completamente una alternativa politica.

Lasciamo stare per un attimo il M5S la cui base rimane fermamente convinta che la decrescita felice sia una cosa buona e che per governare un Paese non servono particolari abilità. Nel caso dei grillini secondo me il picco massimo si è toccato alle ultime elezioni e possono solo scendere vista la palese incapacità a governare. La base rimane solida ma tutto il resto è in fuga come hanno dimostrato le elezioni in Abruzzo e più marcatamente in Sardegna.

Quello che stupisce veramente è l’esplosione di consenso della Lega, o meglio, di Matteo Salvini. Sta scontentando tutti, soprattutto i suoi veri elettori, ogni giorno dimostra di non riuscire ad andare oltre gli insulti e le prepotenze, eppure guadagna consenso. Come mai?

Personalmente ritengo che buona parte del consenso di Salvini provenga da due fattori: l’aver saputo sfruttare la paura degli italiani riguardo l’immigrazione ma soprattutto la totale mancanza di una alternativa politica vera e propria.

Le primarie del PD

Domenica prossima ci sono le primarie del PD. Il partito capofila della sinistra presenta tre candidati alla segreteria che tutti insieme non fanno un Matteo Renzi, almeno a carisma. Oggi i tre, Maurizio Martina, Roberto Giachetti e Nicola Zingaretti, si sono sfidati su Sky e sinceramente è stato abbastanza desolante, non per le solite idee che comunque sono le colonne della sinistra, quanto piuttosto per la mancanza di qualcosa di nuovo che possa riportare alla “casa madre” gli elettori fuggiti nel M5S.

Ancora c’è qualcuno che addirittura pensa (anche se non lo dice) di far rientrare i fuoriusciti di LEU nel PD per “riattirare” quegli elettori. Ma se credevano in un progetto come quello di LEU sarebbero andati con Bersani & C. invece di andare a confluire nel M5S.

Diciamolo chiaramente: un PD senza Renzi vale al massimo un 18/20%

Il progetto di Carlo Calenda

Siamo Europei (siamoeuropei.it) è il nome che Carlo Calenda ha dato al suo progetto per unificare i progressisti e creare una lista unitaria europeista alle prossime elezioni europee.

L’idea non è male soprattutto perché sapientemente Calenda non ha rivolto il suo invito solo alla sinistra ma a tutti i progressisti, progressisti che non mancano nemmeno a destra dove non tutti sono contenti di Salvini e vorrebbero comunque liberarsi di Berlusconi.

Il problema è che Calenda si sta muovendo un po’ troppo timidamente. Ci vorrebbe un po’ più di decisione, bisognerebbe andare oltre a un semplice manifesto e cominciare a dare una linea politica, un programma per il breve, il medio e il lungo periodo. Messo così com’è il progetto di Calenda è qualcosa di assolutamente incompiuto. Bello ma inutile.

Il mondo di chi non vota

Poi c’è il mondo di chi non vota, non un mondo piccolo se si considera che più o meno è il 40% degli aventi Diritto. E’ su quel mondo scontento che bisognerebbe puntare per recuperare voti perché quelle persone non è che non votano perché sono indifferenti ma perché non trovano un punto di riferimento.

Questo enorme bacino di voti è li che aspetta un segnale, qualcosa di diverso dall’incompetenza grillina e dalla inconcludente e complice propaganda leghista, qualcosa di diverso dalle idee del PD o della sinistra radicale. Molte di loro sono persone attente alla politica del Paese ma non vedono un partito sul quale confluire. Il Movimento dei progressisti potrebbe essere molto attrattivo ma, come detto, va tutto troppo lentamente.

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