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C’è un nuovo Stato Islamico e un nuovo califfo dopo che ISIS è praticamente scomparso dalla scena, la Turchia ed Erdogan, anche se in realtà di nuovo c’è poco o nulla se non che adesso la Turchia non si muove più in maniera “coperta” ma palesa apertamente le proprie intenzioni.

Che la Turchia fosse connessa allo Stato Islamico di Abu Bakr al-Baghdadi non è certo una novità per nessuno. Giornalisti turchi sono in prigione per aver documentato come i servizi segreti di Ankara fornissero armi e supporto logistico a ISIS e il fatto che al-Baghdadi vendesse il petrolio iracheno e siriano alla Turchia è noto e conclamato ma, complice anche il silenzio occidentale su questi gravissimi fatti, oggi la Turchia può tranquillamente palesarsi per quello che è in realtà, un enorme laboratorio per il califfato islamico che verrà.

Fa sorridere amaramente ripensare alla dichiarazione di Abu Bakr al-Baghdadi quando da Mosul annunciò la nascita del Califfato dello Stato Islamico. Allora tutti si spaventarono di questa banda di cialtroni in infradito, ma alcuni più scaltri di altri li usarono per i propri scopi (per esempio l’Iran) considerandoli “funzionali” ai loro scopi. Tra questi c’era senza dubbio la Turchia di Erdogan che capì immediatamente le potenzialità distruttive del califfato di al-Baghdadi e prima li aiutò senza remore salvo poi cercare di prenderne il posto, un fatto questo che scatenò le ire dei terroristi contro la Turchia che infatti venne colpita più volte (almeno così sembra) da ISIS.

Oggi però è tutto diverso. ISIS è sostanzialmente sconfitto, il sogno del grande califfato islamico guidato da Abu Bakr al-Baghdadi si è rivelato per quello che era, una mera utopia. Ma nel mondo islamico non si è di certo spento il sogno del califfato globale portato avanti con determinazione dalla Fratellanza Musulmana.

E chi meglio della Turchia poteva prendere il posto di ISIS? Chi meglio di Erdogan poteva prendere il posto di Abu Bakr al-Baghdadi? Stesse ideologie, stessi metodi ma rapporti di forza decisamente diversi con la Turchia che ha il secondo esercito più potente della NATO, che può avere accesso alle notizie di intelligence dell’Alleanza Atlantica, che ha una marina e una aviazione non secondi quasi a nessuno, che ha un diplomazia riconosciuta a livello internazionale e può per questo avvalersi di tutti quei vantaggi derivanti dal riconoscimento internazionale di cui non godeva al-Baghdadi.

Non è purtroppo possibile sapere se questo fosse il piano di Erdogan sin dall’inizio o se il dittatore turco lo ha adattato strada facendo, magari perfezionandolo con un finto golpe che gli ha permesso di cambiare la Costituzione turca e trasformare un paese laico nell’ennesimo regime islamico. Ma nella sostanza cambia poco, il risultato finale è quello che vediamo oggi: un Turchia fortemente islamizzata che non solo mostra la sua prepotenza ovunque ne senta la necessità (dal Kurdistan al blocco navale davanti a Cipro) ma cerca in tutti i modi di esportare la propria ideologia islamica nel resto del mondo, dall’Africa all’Europa dove passando dai Balcani sta progressivamente insinuando il vecchio continente con l’ideologia jihadista della Fratellanza Musulmana.

Non è difficile ricostruire tutte le ultime mosse di Erdogan volte a rafforzare la sua figura di califfo del mondo islamico, come non è difficile constatare che in tutto questo è stato aiutato (ed è aiutato tutt’ora) dalla immobilità di Europa e Stati Uniti.

Non mi è chiaro se Europa e Stati Uniti considerino la Turchia il “male minore” oppure se proprio non sono realmente consapevoli del pericolo rappresentato dai piani del dittatore turco. Quello che invece mi è perfettamente chiaro è che il nuovo Stato Islamico sta nascendo senza che, come per quello di Abu Bakr al-Baghdadi, nessuno faccia niente per impedirlo. E non è una buona cosa per il nostro futuro e per quello dei nostri figli.

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