Elezioni 2018: la sinistra spazzata via. Un nuovo partito per Renzi?

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Le elezioni 2018 si sono finalmente svolte e dopo più di mezza giornata dalla chiusura delle urne un dato appare inequivocabile: il Movimento 5 Stelle ha vinto le elezioni con un risultato che in alcuni luoghi del sud diventa quasi un plebiscito.

E’ vero che la coalizione di centro-destra probabilmente avrà più seggi del M5S, ma non ha i numeri per governare autonomamente.

Al di la di quello che succederà i prossimi giorni e di come si comporranno le alleanze, le elezioni 2018 ci devono far riflettere su come gli italiani hanno democraticamente deciso che era ora di cambiare e perché hanno deciso così.

Non sono bastati i discreti risultati ottenuti dal PD in termini di ripresa, non è bastata la crescita che pure appare evidente, il PD non ha saputo capitalizzare quanto fatto di buono lasciando che tutti gli altri si concentrassero su quello che non andava nel Paese e che ne facessero un’arma elettorale.

Intendiamoci, il PD ne ha fatti di sbagli a partire dalla gestione degli immigrati fino a quella del dopo terremoto. Ma quello che ha pesato di più è stato il dare l’idea che nulla cambiava o che il cambiamento fosse troppo lento. Non è un caso che gli elettori del PD siano confluiti in massa nel M5S.

Ma se il M5S ha saputo sfruttare questa sensazione, non da meno è stata la Lega di Salvini, anch’essa premiata dalle urne. Salvini ha picchiato duro sull’immigrazione e sulla sicurezza, due temi particolarmente sentiti al nord e dove il PD non ha saputo dare la sensazione di poterli gestire. Le mirabolanti promesse di Salvini (flat tax e cancellazione della Fornero tra le altre) hanno fatto il resto.

Gli elettori di sinistra hanno avuto la sensazione che il PD fosse un partito perennemente in congresso, che pensasse più alle beghe interne che a quelle del Paese. Ma, a giudicare dai risultati, la stessa sensazione l’hanno avuto con gli scissionisti, amaramente castigati dalle urne. Insomma, hanno pensato che fosse più attendibile il M5S o addirittura la Lega piuttosto che questo centro-sinistra o della sinistra.

Le elezioni 2018 ci hanno restituito una sinistra praticamente spazzata via. Ma sarebbe ingiusto incolpare di questo solo Matteo Renzi, anche se l’ex Premier ha gravissime responsabilità, soprattutto a livello comunicativo. Le colpe all’interno della sinistra sono da suddividere equamente tra le varie correnti, continuamente in fermento e tutte intente a far le scarpe al segretario.

Personalmente non credo che il PD si possa rialzare da questa batosta. Quasi certamente Renzi si dimetterà (per le 17 di stasera è previsto un suo intervento dove facilmente annuncerà le dimissione da segretario). Le dimissioni di Renzi potrebbero spingere a una alleanza tra il PD e il M5S (la vedo più probabile che tra M5S e Lega), ma questo Matteo Renzi potrebbe non sopportarlo, deciso com’è a rimanere all’opposizione e convinto che un’alleanza con i grillini vorrebbe dire la fine del Partito Democratico.

In molti sono convinti che Renzi voglia creare un nuovo partito (ci sarebbe anche il nome, copiato da Macron, cioè “in marcia”) e che proprio per questo e in vista delle prevedibile batosta, avrebbe posizionato i suoi fedelissimi nei posti chiave. E’ più di una voce. Renzi non ha più futuro nel PD e di certo non è la persona che si tira indietro o che lascia la politica in maniera definitiva. Dall’opposizione e probabilmente con un buon numero di parlamentari che dal PD passerebbero alla nuova formazione, cercherebbe di fare quello che hanno fatto grillini e leghisti con lui e di risalire la china. Non ha molta scelta se vuole sopravvivere politicamente.

E’ logico che uno scenario del genere precluderebbe una qualsiasi alleanza tra il PD e il M5S in quanto non ci sarebbero più i numeri e quindi si guarderebbe ad altri scenari. Ma questo è un problema del Presidente Mattarella. Per ora l’unica cosa certa è che la sinistra, così come la intendiamo, è stata letteralmente spazzata via. Ora vediamo cosa succederà.

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