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Noi e l’islam: un problema sociopolitico che dovremo affrontare

Serve una regolarizzazione chiara e senza ombre dei rapporti tra lo Stato e il mondo islamico, come quella che c’è con le altre religioni. Ma soprattutto serve essere chiari sulla totale incompatibilità tra le nostre leggi e la Sharia

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Possiamo anche continuare a nascondere la cenere sotto il tappetino, ma prima o poi dovremo affrontare il problema sociopolitico rappresentato da una sempre più massiccia immigrazione islamica in Italia.

Il problema naturalmente non è il credo, ci mancherebbe altro, il problema è che mentre noi separiamo la politica dalla religione, i musulmani basano la politica sulla religione e sui suoi dettami.

Ogni azione politica musulmana è finalizzata a promuovere i dettami del Corano, il sistema giudiziario che sognano e che promuovono le associazioni islamiche è quello basato sulla Sharia, cioè su qualcosa che è lontanissimo da qualsiasi concetto di Diritto Umano così come noi lo interpretiamo.

Non si sta parlando di “velo islamico” o di altre stupidaggini del genere. Fino a quando non è dimostrato che una donna è costretta a portare il velo e che non è una sua scelta, ogni donna deve essere libera di indossare ciò che vuole (entro i limiti di legge che proibiscono di coprire il viso). Il problema non sta nel velo. Il problema, ben più serio, sta nella incompatibilità politica del disegno musulmano con il nostro sistema.

Stiamo parlando di persone che hanno come principale obiettivo politico quello di riuscire ad applicare in occidente la legge islamica, la Sharia. E’ come se qualcuno fondasse un partito e si prefiggesse come obiettivo quello di instaurare un regime teocratico basato sulle regole religiose e non sui fondamentali Diritti Umani.

Ed è quello che stanno cercando di fare i fondatori della Costituente Islamica, un partito islamico che abbia come obiettivo quello di rappresentare la popolazione islamica italiana, un obiettivo più che legittimo se non che nell’islam è impossibile separare la religione dalla politica ed è quindi altamente probabile che un eventuale partito islamico abbia tra i suoi principi fondanti quello di promuovere la legge islamica, almeno per quanto riguarda l’applicabilità sulla popolazione musulmana residente in Italia. Ma, come detto, la Sharia poco si concilia con i dettami costituzionali e quindi ci troveremmo di fronte a un partito politico che ha come obiettivo qualcosa di incostituzionale a meno che non si reputi costituzionale un doppio sistema giudiziario sulla falsariga di quello che avviene, per esempio, in Gran Bretagna dove esistono legalmente numerose Corti Islamiche le quali, anche se solo a livello civile, applicano la Sharia sui cittadini musulmani.

Il problema non è da sottovalutare, si parla di milioni di persone (circa tre milioni, in costante aumento) che se da un lato hanno il Diritto ad essere politicamente rappresentate, dall’altro non possono pretendere di esserlo alle loro condizioni.

Eppure la politica italiana sembra disinteressarsi del problema, specie ora che siamo sotto elezioni. Manca una intesa tra lo Stato e i rappresentanti islamici, una intesa che per esempio è in vigore con tutte le altre religioni. Dal 2016 è attivo il Consiglio per le relazioni con l’Islam, un organismo inserito all’interno della Consulta Islamica, ma siamo al minimo sindacale. Anzi, il fatto che il Consiglio per le relazioni con l’Islam abbia tra i suoi obiettivi quello di “creare un islam italiano legittimo e civilizzato attraverso la formazione degli imam (con il contributo del ministero dell’Interno e delle università statali), l’uso dell’italiano nei sermoni, e il dialogo inter-religioso e inter-culturale territoriale, incluso l’accesso dei non-musulmani ai luoghi di preghiera”, sia stata causa di forte divisione tra le varie rappresentanze musulmane. Di certo non trova d’accordo tutte quelle organizzazioni (e sono tante) legate alla Fratellanza Musulmana.

Ora, se c’è una cosa che questo Paese non si può permettere di fare è lasciare la popolazione islamica in mano alla Fratellanza Musulmana. Ci ritroveremmo ad avere a che fare con il lato più subdolo del cosiddetto “Islam politico”, il più intransigente sulla Sharia, gente che apprezza Erdogan e quello che fa, organizzazioni poco chiare che gestiscono la finanza islamica come se fossero a Riad invece che in Italia. Non possiamo permetterci di non regolarizzare questo mondo già vasto e in forte crescita. Questo è un problema sociopolitico che la politica italiana ha trascurato per troppo tempo e che ora non si può più permettere non vedere.

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